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Germania on the road: Bauhaus, Dresda e Berlino

Il risveglio nella campagna di Weimar è a dir poco bucolico. Il campo ai margini del quale ci siamo accampate per la notte si riempie di pecore e agnellini belanti al seguito! Il nostro viaggio in Germania verso il museo della Bauhaus, Dresda e Berlino inizia nel migliore dei modi.

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Ammirato lo spettacolo dei cuccioli saltellanti, ci mettiamo in cammino verso il centro di Weimar, luogo eletto e amato dalle più brillanti menti tedesche: Goethe, Schiller, Bach, Liszt e Nietzsche, tra gli altri.
Ma a Weimar si trova anche il museo della Bauhaus, la nostra prima tappa della giornata.

La Germania della Bauhaus

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L’ingresso al museo ha un costo piuttosto alto, che ammonta a 11 euro a persona. Ma vale decisamente la pena visitare la culla di questo straordinario movimento artistico e culturale che ha cambiato la storia europea.
Improntato principalmente sulla nascita del movimento e sul suo fondatore Walter Gropius, il museo ripercorre le fasi di crescita della scuola della Bauhaus.

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Design, arte figurativa, architettura, fotografia, teatro, lettering e molto altro. La Bauhaus non si fece mancare nulla e la sua prorompente potenza rivoluzionaria si riflette in tutte le opere esposte.

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All’arte si chiese di abbracciare la quotidianità, rendendo funzionali, oltre che esteticamente abbacinanti, i prodotti. Agli studenti della scuola si chiese di abbracciare una nuova concezione di arte, basata sull’innovazione.
Prese dunque vita il modernismo tedesco, di cui Gropius, Mies e Meyer furono i capostipite.

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Ma il museo ospita anche molte interessanti installazioni e alcuni lavori di Paul Klee e Wassily Kandinsky, membri attivi del movimento tedesco della Bauhaus.

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In questo contesto aperto e moderno, Kandinsky indaga le forme e i colori. Maestro della forma, egli esamina la concretezza degli oggetti per trasformarli in disegni analitici e immagini astratte, in cui i colori diventano sostanza descrittiva. Il cerchio è blu, il triangolo è giallo e il quadrato è rosso e per la prima volta i colori assumono una forma.

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Ma la scuola della Bauhaus non è rivoluzionaria solo in campo artistico. Le donne hanno libero accesso alla struttura e diventano insegnanti, artiste, performer e fotografe, libere di esprimere se stesse e la loro idea di arte.
E’ il caso di Lucia Moholy, i cui scatti raccontano gli anni anni più floridi del movimento, quando il dinamismo prende il posto della rigida staticità neoclassica.

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Eppure da questo luogo di vitalità e cultura si scorge la collina di Buchenwald, che ospitava il terrificante campo di sterminio nazista. E’ difficile riuscire ad accettare la repentina trasformazione di Weimar da sede di una florida Repubblica democratica a luogo di un terribile eccidio.

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Due passi per Weimar

Lasciato il bellissimo museo, trascorriamo il resto della mattinata passeggiando per le vie di Weimar. La tipica atmosfera da capitale culturale europea si respira in ogni angolo e le possenti statue di Goethe e Schiller capeggiano in mezzo alla piazza principale e i turisti cercano le loro case con cartina alla mano.

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Lasciamo Weimar con il museo della Bauhaus nel cuore e proseguiamo alla scoperta della Germania in direzione Dresda e Berlino.

Sotto il cielo di Dresda

Raggiungiamo la città di Dresda dopo un pasto veloce e decidiamo di riposarci un po’, facendo tappa presso un piccolo campeggio.
Il giorno seguente visitiamo la città molto presto e la ritroviamo piena di stand, montati in occasione di un grande festival gastronomico.
Dresda è ancora addormentata e la quiete e il silenzio accompagnano i nostri passi.

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Capitale della Sassonia, Dresda fu interamente rasa al suolo in seguito ai bombardamenti americani e inglesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nel corso degli anni la città venne ricostruita e tuttora si presenta come un cantiere a cielo aperto: numerosi sono infatti gli edifici in restauro.

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Il cielo plumbeo ci scorta all’interno dello Zwinger, il palazzo con giardini e fontane in stile barocco coronato dal Glockenspielpavillon, il cosiddetto “padiglione del carillon”.

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Dopo una passeggiata per le vie del centro e lungo il fiume Elba, ci spostiamo nel quartiere artistico, dove troviamo uno squisito caffè che offre dolci vegani e senza glutine. Uno spazio femminista, antispecista e LGBTQ-friendly dove poter gustare specialità gastronomiche fatte in casa dal giovane e gentilissimo staff.

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La nostra avventura in Germania on the road dalla Bauhaus fino a Dresda e Berlino prosegue! E, ancora una volta il tempo atmosferico è contro di noi.

Berlino in bicicletta

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Lasciata Dresda, è tempo di partire alla volta di Berlino, che raggiungiamo nel primo pomeriggio. Qui ci appostiamo in un campeggio situato alle porte della città e ricarichiamo le batterie.
Il campeggio si trova nella zona di Haselhorst, è immerso nella natura e si affaccia sul fiume Sprea, che conduce direttamente al centro di Berlino e viene quotidianamente attraversato da battelli turistici e imbarcazioni private.

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L’indomani partiamo di buonora per visitare la metropoli e decidiamo di farlo a bordo di una bicicletta a noleggio. Purtroppo il tempo è di nuovo contro di noi e dopo qualche chilometro la pioggerella fine si trasforma in pioggia battente a catinelle. Attraversiamo l’immenso Tiergarten, costellato di memoriali e statue, e giungiamo nel centro storico, dove la città è ferma e tranquilla, scevra da turisti.

Il Tiergarten

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Colonna della Vittoria, Tiergarten, Berlino
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Statua di Goethe, Tiergarten, Berlino
Memoriale dedicato alle vittime omosessuali dell’Olocausto. Al suo interno è possibile vedere video in loop di baci tra coppie gay e lesbiche. Tiergarten, Berlino. Contrariamente alle altre vittime del delirio nazista, le migliaia di vittime omosessuali vennero riconosciute soltanto nel 2002.

Il centro storico

Da qui riprende il percorso della memoria iniziato a Dachau. Superato l’ingresso del Tiergarten, infatti, si estende davanti a noi il memoriale dell’Olocausto, dedicato ai milioni di ebrei sterminati dai nazisti.

Ci aggiriamo silenziosamente tra le quasi tremila steli di calcestruzzo che evocano lo smarrimento labirintico che simboleggia la follia nazifascista e giungiamo nel quartiere diplomatico delle ambasciate.

Ci dirigiamo poi verso la vicina Porta di Brandeburgo, forse il luogo più simbolico di Berlino. Emblema dell’unificazione delle due germanie, la porta è oggi un simbolo di pace e accoglienza, sul quale capeggia la statua della Vittoria.

Pedalando in direzione Alexanderplatz, dove si trova la famigerata antenna della televisione (Fernsehturm Berlin) avvistiamo l’imponente Duomo, circondato dai musei più importanti della città.

Alezanderplatz

Dopo chilometri sotto la pioggia battente, giungiamo infine ad Alexanderplatz, dove ci rifugiamo sotto il porticato di un negozio per asciugarci un po’. Qui osserviamo la città che si muove lenta sotto l’acqua: i pochi turisti cercano un riparo, i berlinesi sfrecciano più veloci che mai a bordo delle loro biciclette. Una città abitualmente gremita di gente che si spoglia del frastuono, regalando una atmosfera surreale.

Ripercorrendo il Tiergarten raggiungiamo Havana per cambiarci e riscaldarci dopo ben 40 chilometri a bordo delle Donkey Republic. Non facciamo a tempo ad asciugarci che… sbuca un sole che spacca le pietre!
Ci spostiamo leggermente circondando la zona con il bollino verde (del quale siamo sprovviste) e parcheggiamo in un altro lato della città.

Schoneberg e il museo dell’omosessualità

Qui affittiamo altre due biciclette e attraversiamo il quaetiere gay di Berlino, lo Schoneberg, raggiungendo infine lo Schwules Museum, il primo museo europeo dedicato interamente all’omosessualità.

Lo Schwules Museum ripercorre la storia dei movimenti di liberazione omosessuale attraverso foto d’epoca, documentazione e installazioni interattive. Una tappa obbligata per ogni attivista LGBTQI, che mi riservo di approfondire in un prossimo articolo dedicato.

L’ultima tappa della nostra giornata a Berlino doveva infine prevedere la visita ai resti del muro e ai bellissimi graffiti che caratterizzano la metropoli e le sue cicatrici. Purtroppo però l’ennesimo temporale è alle porte e siamo costrette a rinunciare, ripromettendoci di ritornare presto a Berlino per concludere la nostra visita con più calma (e con un ombrello).

Le app per visitare al meglio Berlino

Se vi trovate in città per qualche ora o per qualche giorno, scaricate queste utilissime app. Vi permetteranno di usare il vostro tempo al meglio.

Berlin Vegan Guide

Questa app vi porta alla scoperta del mondo vegan a Berlino. Denominata capitale europea del cibo vegano, qui avrete l’imbarazzo della scelta e potrete anche rifornirvi presso Veganz, catena di supermercati interamente cruelty free nata proprio a Berlino.

Bvg Fahrinfo Plus

App fondamentale per orientarvi e spostarvi coi mezzi pubblici nella giungla di Berlino e dei suoi innumerevoli quartieri. Qui troverete orari, cartine e percorsi aggiornati in tempo reale.

Street art cities

Una app che vi condurrà verso le migliaia di graffiti che costellano Berlino, lungo il muro e oltre, tra le opere d’arte di strada più belle e significative del mondo.

Un tramonto sul lago

Lasciamo la ormai caotica Berlino di periferia in direzione di un luogo più tranquillo dove passare la notte. Grazie alla provvidenziale app Park4night, di cui vi avevo già parlato, raggiungiamo un bellissimo laghetto, dove un fantastico tramonto ci rimette in pace con il mondo dopo questa lunga tappa di viaggio in Germania on the road, dalla Bauhaus passando per Dresda fino a Berlino.

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