I miei scritti,  Letteratura

Intersezionalità: antispecismo e movimento LGBTQI

In data 16 giugno 2019 mi è stato chiesto di intervenire in occasione della conferenza Intersezioni. Diritti senza confini, racconti di lotte per un mondo migliore. Il dibattito è stato organizzato dall’associazione Essere Animali ed è stato inserito nella programmazione del festival Live Green. Insieme a me vi hanno preso parte anche Tomoko Mottola, attivista di Sea Shepherd e Sea Watch3, e il filosofo Leonardo Caffo.
Il mio intervento era mirato a individuare l’intersezionalità tra antispecismo e il movimento di liberazione LGBTQI.

Il valore dell’intersezionalità tra antispecismo e comunità LGBTQI

La mia esperienza di attivista nasce e si sviluppa in relazione al concetto di oppressione. Sono fermamente convinta che l’oppressione si attui attraverso degli schemi ben precisi, che vengono reiterati in ogni ambito, da quello umano a quello animale. Riuscendo a cogliere queste interconnessioni abbiamo la possibilità di indagare questi schemi oppressivi, trovarne le cause e le modalità per cercare di porvi rimedio.

I miei due percorsi di definizione identitaria e di sviluppo di empatia nei confronti degli animali macellati a scopo alimentare sono andati di pari passo. Di conseguenza reputo che sia l’intersezionalità delle lotte la possibile soluzione all’oppressione.

Carol J. Adams e il sessismo dietro il consumo di carne

Intersezionalità: antispecismo e movimento LGBTQI

Ho iniziato a pensare al significato della parola intersezionalità quando ho iniziato a leggere The Sexual Politics of Meat di Carol J Adams. Si tratta di un testo che indaga il rapporto tra cultura sessista e sfruttamento animale in una ottica femminista e intersezionale, per l’appunto. Adams crea un parallelismo interessante tra i corpi macellati degli animali, usati nel marketing dell’industria della carne, e i corpi delle donne, usati nel mondo della pubblicità.

Animali e donne messi in pose ammiccanti o sexy per invogliare la gente a mangiarli o a divorarli con gli occhi. Volgari allusioni sessuali che abusano del corpo femminile utilizzando corpi animali smembrati. Mi è capitato di notare la stessa cosa passando di fronte a una macelleria in provincia di Bergamo. Un poster promozionale raffigurava una serie di pin up che si strizzavano i seni associate a un piatto di carne. Il tutto corredato da uno slogan che recitava “La carne è gioia, assaporala in tute le sue forme”.

Angela Davis: un’attivista completa

Intersezionalità: antispecismo e movimento LGBTQI

Un’altra grande attivista che ha contribuito a farmi credere nel potere rivoluzionario dell’intersezionalità è Angela Davis. Nera, femminista, vegana, lesbica e attivista all’interno del movimento afroamericano e LGBTQI, basa interamente la sua riflessione e la sua azione politica sulle interconnessioni tra oppressioni. La Davis descrive l’intersezionalità come “i tentativi di pensare, analizzare, organizzare via via che si individuano correlazioni tra razza, classe, genere, sessualità”, sostenendo che “bisogna sviluppare delle strategie di organizzazione in modo che la gente s’identifichi con il tema particolare sentendolo proprio. E non solo analogie, che si parli anche di correlazioni strutturali.”

Pertanto le battaglie di rivendicazione della libertà devono agire di pari passo, senza però perdere di vista le particolarità delle stesse. Semplicemente confrontandosi e sostenendosi vicendevolmente.
Laddove ci sono abusi, razzismi, oppressioni, discriminazioni e violenze, quella è l’occasione per iniziare a discutere di ciò che lega gli esseri viventi che ne soffrono. Questa comunanza di esperienze e pratiche contribuisce alla costruzione di una visione comune in merito alla sistematicità dell’oppressione. E questo vale per gli esseri umani tanto quanto per gli animali, come lei stessa sottolinea, invitando attivisti e attiviste di ogni genere a intraprendere una scelta vegana. La stessa Rosa Parks, una donna che ha cambiato per sempre il corso della storia, era vegetariana e aveva colto le connessioni profonde tra sfruttamenti e oppressioni nel mondo umano e animale.

La storia ci mostra come il movimento per i diritti civili degli e e delle afroamericani/e abbia aperto la strada a quello di emancipazione femminista, che a sua volta aprì la strada a quello di liberazione LGBTQI. La resistenza all’oppressione diventò prassi condivisa e filosofie e tecniche vennero assimilate dal movimento animalista e antispecista. Ancora una volta scopriamo che tutto è correlato.

Rasmus Simonsen e il manifesto queer vegan

Intersezionalità: antispecismo e movimento LGBTQI

Voglio parlarvi dunque del terzo attivista che ha segnato la mia storia personale, ovvero Rasmus Simonsen, autore del Manifesto Queer Vegan. Il queer, proprio come il veganismo, sono filtrati dalla lente normativa. Il che significa che tutto ciò che non rientra in quella che viene considerata la norma, va marginalizzato e indicato come deviato. Qualsiasi cosa, dunque, che vada a interrogare o decostruire lo status quo.
Rivelando agli altri le origini del pezzo di carne che hanno nel piatto che causa loro gioia e appagamento, ovvero la violenta brutalità dell’industria della carne, provochiamo infelicità, disagio, dubbio, devianza dalla norma. Mettiamo in discussione l’antopocentrismo.
Il queer e il vegan rivedono gli schemi tradizionali della corporeità umana e animale e mettono in discussione le classificazioni sociali relative a cosa un corpo definito normale dovrebbe o non dovrebbe fare.
Credo che questa sia l’apoteosi della libertà e della intersezionalità, nonché un principio estremamente rivoluzionario che la lotta queer e antispecista hanno in comune.

Abbattere i muri della diffidenza

Stiamo parlando di intersezionalità tra antispecismo e movimento LGBTQI. La domanda che mi e vi pongo è: quali sono le reticenze che ancora abbiamo nel rifiutare che tutte le lotte di liberazione dallo sfruttamento e dall’oppressione sono interconnesse tra loro? E che da singolarità individuali possiamo diventare movimento dirompente se solo accogliessimo i principi dell’intersezionalità?

È bastato che Essere Animali cambiasse la propria immagine del profilo sui social rendendola arcobaleno per celebrare il mese dei Pride, simbolo della lotta LGBTQI, per scatenare commenti omofobi. E succede l’esatto contrario quando alle riunioni al di fuori dell’ambito della salvaguardia dei diritti degli animali parlo di empatia e vegetarianismo. Le resistenze reciproche sono tante, così come i pregiudizi e le battute dette con leggerezza che vanno a violare identità e deridere lotte individuali.
Sono convinta che il movimento LGBTQI debba fare una seria riflessione sulle connessioni tra sfruttamento animale e discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere. Ma ciò richiedere mettersi in discussione e non tutti/e sono pronti/e a farlo: eppure è proprio ciò che la filosofia queer ci chiede di fare, metterci in discussione e mettere in discussione i costrutti tradizionali.

Io vi chiedo di provare a farlo, perché le nostre lotte sono figlie degli ex schiavi neri, delle donne afroamericane, delle femministe, delle trans nere e indecorose. Di tutte le oppressioni che nel corso della storia hanno segnato e segnano tuttora la vita di esseri umani e non umani, senza distinzioni. E solo attraverso l’empatia possiamo davvero avvicinarci a comprendere il significato di sofferenza e di conseguenza trovare soluzioni per limitarla in ogni ambito.

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