I miei scritti

L’arte straniante di Viveka Assembergs

Stavo girovagando per l’ospedale della mia città in attesa di un controllo e mi sono imbattuta per caso in una installazione di Viveka Assembergs che ha subito colpito la mia attenzione. Si trovava in uno dei corridoi di congiunzione tra la zona ristoro e l’accesso agli ambulatori ed era lì tra altre opere d’arte, ubicate nella galleria di un ospedale per dare sollievo, forse, a chi vi si reca carico di sofferenza.

viveka assembergs
La foto che ho fatto all’installazione La linea della vita

L’installazione, dal titolo La linea della vita, è realizzata in rami di faggio, ferro e bronzo. Una donna stilizzata è posta nell’angolo inferiore a sinistra, come ad osservare l’intricato labirinto di rami che la avvolge.
Dei versi di Virginia Woolf mi sono venuti in mente quando l’ho vista:

La contemplò, tremò, ebbe caldo, ebbe freddo; anelò di lanciarsi tra il soffio ardente dell’estate, di premere il piede su delle ghiande, di allacciar con le braccia tronchi di faggio e di querce.
Orlando, 1928

Questa opera rappresenta ai miei occhi il perfetto connubio tra essere umano e natura. Ho pensato a quanto fosse potente e completa nella sua stilizzata eleganza.
Tralasciando il fatto che ho recentemente appreso che non solo la statuina, ma anche la sua sostituta sono state rubate da ignoti, questa opera mi ha spinto a informarmi di più sull’artista in questione.
Ho trovato una sua mostra in programma a Trescore, intitolata Da qui, e la curiosità si è trasformata in amore.

Da qui, le sculture di Viveka Assembergs

viveka assembergs

Da qui racconta di donne, corpi, identità da cui è evaporata la sostanza. Si tratta di una mostra estremamente straniante. Il percorso in solitudine accompagnato da luci soffuse acuisce il senso di inquietudine che si respira al primo impatto con l’opera introduttiva: il calco a grandezza naturale di una donna seduta di spalle in lontananza.

viveka assembergs
assembergs

Mi avvicino alla donna e scopro la sua sostanza. Ciò che mi sembrava una figura piena è invece il leggero contenitore di un’anima fuoriuscita, che ha lasciato il corpo. Vedo il volto triste della donna, le braccia conserte, in attesa, o forse in contemplazione.

viveka assembergs

Il contrasto tra bianco e nero mi affascina e mi sembra di essere in una delle realtà parallele estremamente oniriche di David Lynch. La materia è così viva che sembra possa parlare. Il corpo vuoto colpito dalla luce crea un gioco di chiaroscuri e ombre che accentua la sensazione straniante. Ora, in piedi, si fa più imponente e più urgente, il contatto è inevitabile e la figura si mostra statuaria.

viveka assembergs

Man mano che proseguiamo, la materia si fa più incerta, il corpo fantasmatico. Il calco si svuota sempre più, perde la sua sembianza umana e diventa ancor più inquietante. La visione mi riporta alla mente la celebrazione della deformità di Eraserhead e l’atmosfera si fa densa. Paradossalmente la materia si svuota per riempire l’aria circostante, come se questa smaterializzazione desse vita a un’altra identità, invisibile ma percepibile nella stanza sottoforma di corposo pulviscolo.

viveka assembergs
david lynch

Solo l’ultima opera riesce a restituire un senso di libertà e leggerezza. Confinata in un piccolo spazio ricolmo di libri, la claustrofobia generata contrasta perfettamente con la rappresentazione della donna. Libera, quasi come fosse in volo, dinamica, appena illuminata da un raggio di luce.

viveka assembergs
david lynch

David Lynch e Viveka Assembergs: un connubio perfetto

Il legame con David Lynch diventa evidente quando vedo per la prima volta il video della mostra. L’uso del suono mi rimanda immediatamente alla ricerca acustica di Eraserhead e all’ultima stagione di Twin Peaks. Ma anche alla mostra dello stesso Lynch, The Air is on Fire, che ho avuto la fortuna di vedere alla Triennale di Milano qualche anno fa.

La ricerca di Viveka Assembergs mi ha colpito profondamente, stimolando in me numerose connessioni. La casualità che mi ha portato a scoprirla, la raffigurazione di corpi femminili che si dissolvono nello spazio per poi riprendere vita in altre forme, la sensibilità lynchiana che tanto mi affascina.

Lo straniamento onirico di Viveka Assembergs apre all’interpretazione di nuovi mondi, mi rimuove dalla mia zona di comfort per immergermi in una dimensione altra, in cui la razionalità lascia spazio al sogno. Percepisco un senso di sospensione, fluttuo nell’etere che diventa materia disgregata, in un cosmo parallelo ignoto pregno di sensazioni.

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