Letteratura

Il ruolo di un professore

Qual è il ruolo di un professore? Partendo dalla mia esperienza personale di insegnante di inglese di scuola secondaria di secondo grado, vi propongo una breve riflessione sul tema.

Le Hawaii si trovano a sud della Spagna”, “Una delle attrazioni principali di Barcellona è Casablanca”.

Queste sono solo alcuni degli strafalcioni che fanno quotidianamente gli studenti ed è difficile a volte trattenere un sorriso o un moto di ironia. Ma la derisione dello studente proprio non la capisco e fatico ad accettarla.

Le uscite sopracitate sono infatti diventate motivo di scherno in sala docenti. Una manciata di professori si è prodigata – senza risparmiarsi nomi e cognomi degli incriminati – nella presa in giro dei colpevoli.

La responsabilità della scuola

Mi è sorto spontaneo domandare a me stessa e ai miei colleghi cosa ci fosse da ridere. L’ignoranza mi spaventa, non mi provoca ilarità. Allo stesso tempo mi sono risposta che questa ignoranza è responsabilità anche mia, come dei miei colleghi e dell’intero sistema scolastico.

L’ignoranza, nella sua accezione più letterale, è anche curabile, ma non con lo scherno, non con il dileggio dello studente. E’ giusto riderne quando se ne ride insieme. E’ giusto correggerla quando l’alunno si è reso conto del proprio errore ed è pronto a porvi rimedio con umiltà. La stessa umiltà che dovrebbe contraddistinguere chi ricopre il ruolo di un professore.

Concorso di colpa

In questi anni di insegnamento ho notato una tendenza verso la criminalizzazione dell’errore. Chi sbaglia prima viene sbeffeggiato, poi viene umiliato e infine, forse, viene corretto. Ma a questo punto la correzione ha perso di significato e come entra nella mente dello studente, così ne esce, senza lasciare traccia.

Ogniqualvolta un ragazzo di quinta superiore mi chiede di rispolverare argomenti del biennio perché non se li ricorda, mi metto alla lavagna e provo a rispiegarglieli, anche se si tratta delle basi, qualcosa che dovrei dare per scontato e acquisito. Ma non è sempre così.

A volte è lo studente che per cinque anni non ha aperto il libro, perché ha preferito lo sport, gli amici o le serate allo studio. Ma spesso e volentieri ho potuto constatare con un certo sconcerto quanta fosse la responsabilità del ruolo del professore in tutto questo.

Ho aperto quaderni di inglese di anni passati completamente intonsi, fotocopie piene di errori i cui contenuti erano stati sommariamente scaricati da internet e consegnati agli alunni senza essere adattati o corretti. Programmi ministeriali tranciati a metà e ridotti all’osso, spiegazioni e appunti approssimativi.

Ritrovare il proprio senso di umiltà

Ancora ricordo quando un collega di discipline scientifiche riportò il caso di un ragazzo che aveva chiesto delucidazioni su un passaggio logico per poter risolvere un esercizio. Il collega semplicemente gli rispose “questo argomento è di prima, dovresti saperlo!” e lasciò l’alunno senza la spiegazione che aveva richiesto. Immaginate ora un episodio così banale applicato alla vita reale di tutti i giorni fuori da scuola e poi chiedetevi, come mi chiedo io, quale deve essere il ruolo di un professore.

Dubito che la soluzione proposta da un collega – ovvero “aprire un libro e informarsi” – possa essere funzionale, dal momento che per avvicinarsi alla lettura, soprattutto di questi tempi, sono necessari genitori e docenti appassionati, in grado di trasmettere ai ragazzi anche solo la voglia di “aprire un libro.” Figuriamoci valorizzare l’importanza della cultura personale che va oltre la didattica.

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