Il fatto però è che una “spolveratina” di tartufo bianco o nero resta un'eccezione, da dedicarsi nelle occasioni speciali. La regola generale, come per ogni alimento confezionato, è che la lista di ingredienti sia il più corta possibile: vuol dire che già per sé quei pochi ingredienti che ci sono, sono di qualità. Non è tanto la quantità del tartufo che conta in questo tipo di prodotti. L'1% di tartufo può bastare per rendere una salsa, un olio o un sugo di ottima qualità. Quando l'acqua è ai primi posti della lista degli ingredienti, e a seguire ci sono sostanze come lecitina di soia o fibra vegetale, è bene sapere che servono per creare volume, e non sono un valore aggiunto per la qualità del prodotto. Aromi è una voce che compare spesso nella lista di ingredienti di prodotti in cui viene utilizzato il tartufo, e la legge non impone di specificare di che tipo di aroma si tratta, se sintetico o naturale. La prova del nove è l'analisi olfattiva: se l'odore è troppo forte, persino fastidioso, in genere è indice di un aroma chimico che camuffa un tartufo che non eccelle. Altra prova del nove è l'assaggio e la persistenza: se il prodotto in questione lascia un retrogusto spiacevole, che talvolta si accompagna anche a pizzicore alla gola, non è un prodotto realizzato con materie prime di alta qualità.