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Come riconoscere le tartufaie?

Arduino Longo
Arduino Longo
2025-08-23 03:44:22
Numero di risposte : 15
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Il Tuber Melanosporum ha una forma tipicamente tondeggiante, più o meno regolare. Le dimensioni di questo tartufo variano da pochi centimetri fino a raggiungere il diametro di una grossa mela negli esemplari più rari. Il peridio del tartufo nero pregiato è rugoso e dotato di piccole verruche facilmente individuabili. La sua gleba è scura, caratterizzata da un colore bruno o ramato con toni violacei, attraversata da numerose e sottili venature biancastre. Il peridio del tartufo nero pregiato, ovvero la scorza esterna, è tondeggiante ma con delle verruche piramidali particolarmente pronunciate rispetto al tartufo nero liscio e al tartufo nero ordinario. Quelle del tartufo nero invernale, invece, sono generalmente più basse e più larghe. Se si ha la possibilità di maneggiare il tartufo, una buona tecnica di riconoscimento, molto conosciuta tra i tartufai, è quella di grattare delicatamente la superficie del tartufo nero pregiato, che dovrebbe rivelare un colore bruno-rossiccio tendente al ruggine. La polpa interna del tartufo nero pregiato possiede delle venature bianche molto fitte rispetto a quelle degli altri tartufi, specialmente rispetto a quelle più larghe e rade dei tartufi invernale e moscato. Conoscendo con precisione la sua provenienza, è possibile escludere che si tratti di un’altra specie.
Maddalena Pellegrini
Maddalena Pellegrini
2025-08-13 08:38:53
Numero di risposte : 14
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Per riconoscere un buon tartufo, vuol dire che un buon tartufo deve avere un buon odore tipicamente agliaceo, essere duro al tatto, e un colore brillante. Un buon tartufo può essere ottimo, o meno, sia piccolo che grande. La regola generale, come per ogni alimento confezionato, è che la lista di ingredienti sia il più corta possibile: vuol dire che già per sé quei pochi ingredienti che ci sono, sono di qualità. Non è tanto la quantità del tartufo che conta in questo tipo di prodotti. Quello che fa davvero la differenza è il tipo di tartufo utilizzato: meglio che sia in purezza. Guardate sempre il colore del prodotto: specie se si tratta di salse, se sono troppo scure in genere è perché contengono coloranti. La prova del nove è l'analisi olfattiva: se l'odore è troppo forte, persino fastidioso, in genere è indice di un aroma chimico che camuffa un tartufo che non eccelle. Altra prova del nove è l'assaggio e la persistenza: se il prodotto in questione lascia un retrogusto spiacevole, che talvolta si accompagna anche a pizzicore alla gola, in non è un prodotto realizzato con materie prime di alta qualità.

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Mariano Parisi
Mariano Parisi
2025-08-13 06:19:49
Numero di risposte : 8
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Le caratteristiche del perìdio dividono i tartufi in due grandi famiglie : i bianchi ed i neri. I primi, in realtà, sono così detti solo per contrapposizione ai neri. Se il perìdio è sempre edibile nei bianchi, non sempre lo è nei neri. Tipicamente lo scorzone e l’uncinato, che sono ‘parenti stretti’, devono essere ‘pelati’ prima del consumo per la durezza e lo spessore della loro parte esterna. Per quanto riguarda invece la glèba, in tutti i tartufi è sempre striata, a maturazione avvenuta. Tipicamente le striature più scure sono tali perché contenendo le spore. Così, se in una zona tartufigena ‘a nero’, dovessimo vedere una pianta camporile isolata, con attorno una zona quasi glabra d’erba del perimetro corrispondente all’incirca con quello della chioma, potremmo sospettare che si tratti di una tartufaia di nero. La stessa cosa non avviene per i bianchi e per il nero liscio, che invece non modificano la vegetazione soprastante.
Quarto Caruso
Quarto Caruso
2025-08-13 06:07:06
Numero di risposte : 13
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Quando si osserva un tartufo è essenziale guardare le dimensioni, perché quelli di dimensioni più grandi valgono molto di più. La cosa che ci colpisce è la forma: quella rotondeggiante è da preferire, perché si pulisce meglio, si affetta meglio. Oltre alle dimensioni conta molto il colore: nel caso del tartufo bianco, deve essere di un giallo vivo. Qualche volta può presentare delle venature rosse (o verdi), o delle screpolature. Non deve essere mai un colore opaco, perché questo è tipico del tartufo che ha sofferto o che è vecchio. Toccandolo, il tartufo deve fare una certa resistenza. Se lo pigiamo e riusciamo a penetrarlo, questo tartufo ha qualcosa che non va. Può essere sia vecchio o uno che ha completato il ciclo in condizioni non ottimali. Una volta che ho finito di osservare il tartufo, bisogna avvicinarlo al naso e odorarlo più volte per un’analisi accurata. Il profumo che si avvicina in natura a quello del tartufo è un composto di miele millefiori, fieno di prato stabile e aglio. Quando questi tre componenti sono armoniosi, il tartufo è ottimo. Non si deve mai sentire odore di ammoniaca o di marcescenza, perché vuol dire che il tartufo è in decomposizione. La parte interna non deve essere mai bianca, altrimenti significa che il tartufo è immaturo. Deve avere un colore marmorizzato, in cui distinguiamo una zona più chiara e una più scura. Nel bianco pregiato il colore predominante è il nocciola, ma a seconda dell’annata può variare.

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