I tartufi sono così tanti che si trovano anche nei giardini delle case, merito di un terreno poroso e friabile, influenzato dalla presenza dell’acqua e da climi e venti favorevoli per la proliferazione delle trifole.
Andare a cercare tartufo, soprattutto quando la cerca avviene in ambiente non coltivato, significa immergersi in ambienti boschivi, dove è importante avere una buona soglia dell’attenzione, seguire i movimenti dei cani, accertarsi che non siano presenti anche altri animali.
Quando si osserva un tartufo è essenziale guardare le dimensioni, perché quelli di dimensioni più grandi valgono molto di più.
La cosa che ci colpisce è la forma: quella rotondeggiante è da preferire, perché si pulisce meglio, si affetta meglio.
Oltre alle dimensioni conta molto il colore: nel caso del tartufo bianco, deve essere di un giallo vivo.
Qualche volta può presentare delle venature rosse (o verdi), o delle screpolature.
Non deve essere mai un colore opaco, perché questo è tipico del tartufo che ha sofferto o che è vecchio.
Una volta che ho finito di osservare il tartufo, bisogna avvicinarlo al naso e odorarlo più volte per un’analisi accurata.
Il profumo che si avvicina in natura a quello del tartufo è un composto di miele millefiori, fieno di prato stabile e aglio.
Quando questi tre componenti sono armoniosi, il tartufo è ottimo.
Non si deve mai sentire odore di ammoniaca o di marcescenza, perché vuol dire che il tartufo è in decomposizione.
Il profumo del tartufo ha un’intensità crescente, poi entra in una fase stabile, infine comincia a declinare.
Dunque se l’odore è poco intenso la trifola potrebbe essere datata.
La parte interna non deve essere mai bianca, altrimenti significa che il tartufo è immaturo.
Deve avere un colore marmorizzato, in cui distinguiamo una zona più chiara e una più scura.
Nel bianco pregiato il colore predominante è il nocciola, ma a seconda dell’annata può variare.