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Come capire se ci sono tartufi?

Angela Fiore
Angela Fiore
2025-08-20 18:57:12
Numero di risposte : 11
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Così, se in una zona tartufigena ‘a nero’, dovessimo vedere una pianta camporile isolata, con attorno una zona quasi glabra d’erba del perimetro corrispondente all’incirca con quello della chioma, potremmo sospettare che si tratti di una tartufaia di nero. La stessa cosa non avviene per i bianchi e per il nero liscio, che invece non modificano la vegetazione soprastante. Ad esempio, per il bianco pregiato, i vecchi tartufai della zona da cui scriviamo contavano ’72 giorni dalla prima acqua’. Tanto per dare un’idea, gli esperti di Porcini ( boletus spp. ) sanno benissimo che, dopo l’inizio delle piogge, se la temperatura consente la fruttificazione e se non intervengono venti ad asciugare il terreno, si contano dai 12 ai 15 giorni per l’inizio della raccolta. Come a dire che la fruttificazione dei tartufi che si raccolgono a novembre avviene mediamente nel mese di settembre. Tutti i tartufi sono sempre striati, a maturazione avvenuta. Tipicamente le striature più scure sono tali perché contenendo le spore, ovvero i ‘semi’ microscopici del tartufo.
Jacopo Giordano
Jacopo Giordano
2025-08-12 14:41:13
Numero di risposte : 11
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Scoprire dove si trovano i tartufi non è poi così facile, a meno che non si vada a colpo sicuro in una delle tante tartufaie che costellano il territorio. I cavatori infatti, per diventare tali, hanno bisogno di una lunga esperienza e devono avvalersi dell’aiuto del migliore amico dell’uomo, il cane, che col suo fiuto molto sviluppato, una volta ben addestrato, diventa indispensabile per individuare dove si trovano i tartufi con precisione. Se vuoi andare in cerca di tartufi neri, ricordati che questi, a causa delle sostanze emanate dalle loro spore modificano il PH del terreno dove si trovano, impedendo la crescita di altre piante: se in prossimità di una pianta che vive in simbiosi con questi tartufi noti un’area piuttosto brulla e diradata, è possibile che lì sotto vi sia un tartufo nero. Le tartufaie sono specifiche aree di terreno le cui particolari caratteristiche permettono un ottimale sviluppo dei tartufi, e possono essere: Naturali: quelle in cui i tartufi si sviluppano spontaneamente. Controllate: naturali, ma migliorate con particolari pratiche di coltivazione, compresa la messa a dimora di alcune piante già “micorizzate”. Coltivate: quelle dove le piante micorizzate vengono piantate “ex novo”.

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Irene Gatti
Irene Gatti
2025-08-12 13:02:37
Numero di risposte : 5
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Come capire se ci sono tartufi? Innanzitutto, devi essere in grado di individuare alberi potenzialmente micorrizici da tartufo. L’unico indizio che puoi usare è l’area bruciata. Questo termine si riferisce semplicemente all’erba secca giallastra attorno all’albero come reazione alla micorrizzazione del fungo. Tuttavia, non è alcuna garanzia che questa area bruciata non sia stata causata da un altro fungo micorrizico. Ma è un buon segno! Una volta che sei su un albero “bruciato”, ora devi identificare una mosca! Ma non uno qualsiasi! È necessario identificare una mosca del tartufo. La mosca del tartufo deporrà le sue uova sopra il tartufo. Così, quando atterra, sarai in grado di identificare le aree di interesse e perché no scoprire un bel tartufo proprio sotto.
Violante Grassi
Violante Grassi
2025-08-12 09:31:33
Numero di risposte : 7
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I tartufi sono così tanti che si trovano anche nei giardini delle case, merito di un terreno poroso e friabile, influenzato dalla presenza dell’acqua e da climi e venti favorevoli per la proliferazione delle trifole. Andare a cercare tartufo, soprattutto quando la cerca avviene in ambiente non coltivato, significa immergersi in ambienti boschivi, dove è importante avere una buona soglia dell’attenzione, seguire i movimenti dei cani, accertarsi che non siano presenti anche altri animali. Quando si osserva un tartufo è essenziale guardare le dimensioni, perché quelli di dimensioni più grandi valgono molto di più. La cosa che ci colpisce è la forma: quella rotondeggiante è da preferire, perché si pulisce meglio, si affetta meglio. Oltre alle dimensioni conta molto il colore: nel caso del tartufo bianco, deve essere di un giallo vivo. Qualche volta può presentare delle venature rosse (o verdi), o delle screpolature. Non deve essere mai un colore opaco, perché questo è tipico del tartufo che ha sofferto o che è vecchio. Una volta che ho finito di osservare il tartufo, bisogna avvicinarlo al naso e odorarlo più volte per un’analisi accurata. Il profumo che si avvicina in natura a quello del tartufo è un composto di miele millefiori, fieno di prato stabile e aglio. Quando questi tre componenti sono armoniosi, il tartufo è ottimo. Non si deve mai sentire odore di ammoniaca o di marcescenza, perché vuol dire che il tartufo è in decomposizione. Il profumo del tartufo ha un’intensità crescente, poi entra in una fase stabile, infine comincia a declinare. Dunque se l’odore è poco intenso la trifola potrebbe essere datata. La parte interna non deve essere mai bianca, altrimenti significa che il tartufo è immaturo. Deve avere un colore marmorizzato, in cui distinguiamo una zona più chiara e una più scura. Nel bianco pregiato il colore predominante è il nocciola, ma a seconda dell’annata può variare.

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