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Qual è il significato simbolico del tartufo?

Manfredi Giuliani
Manfredi Giuliani
2025-08-29 21:25:29
Numero di risposte : 10
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Oltre al sapore c’è di più: una tradizione consolidata esalta i tartufi per le loro Proprietà afrodisiache. Questa tradizione, che alcuni definirebbero superstizione, è stata tramandata da vari medici rinascimentali e poi divenuta luogo comune grazie a numerosi letterati. Vero è che queste proprietà sono messe in dubbio dalla scienza moderna, poi riconfermate da qualche ricercatore. Insomma grazie a questa altalena di opinioni il nesso fra eros e tartufi si è ulteriormente rafforzato. Gli antropologi infatti ammettono che, come molti altri cibi, i tartufi conservano un’aura misteriosa derivante dalla loro stessa natura: sono “selvaggi” (come il sesso) in quanto crescono nel sottosuolo ma non si possono coltivare. La stessa ricerca ha qualcosa di “magico”: si svolge in luoghi lontani dal centro abitato e fa ricorso a conoscenza mai scritte, è un sapere immateriale che va a rafforzare un altro potere immateriale che è quello del profumo. L’aroma dei tartufi può essere inebriante per alcuni o disgustoso per altri, in ogni caso provoca forti reazioni emotive. Quel profumo è persino in grado, in certe occasioni, di alterare la vista e suscitare fantasie di vario genere fino a diventare metafora di desideri sessuali: testicolo della terra, seducente patata, tuberò fetish, trifola odorosa… Viene spontaneo stabilire un parallelismo tra l’uso dei profumi nei rituali magico-religiosi e l’uso dei tartufi nei rituali gastronomici, intesi sia come momento di partecipazione collettiva, sia come momento intimo di una coppia. In entrambi i casi è il profumo che segna la celebrazione dei rito e che comincia con lo stupore, l’ammirazione, la gioia, l’eccitazione per l’ arrivo in tavola del benedetto fungo ipogeo, per arrivare a un piacere intimo corrispondente alle aspettative dei singoli partecipanti, un godimento che è naturalmente diverso da soggetto a soggetto ma che è comunque una forma di enfasi amorosa, invasamento divino dei riti bacchici-dionisiaci.
Ercole Barbieri
Ercole Barbieri
2025-08-23 12:22:48
Numero di risposte : 13
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Il tartufo nero è stato ammirato e venerato fin dall'antichità, diverse culture gli attribuiscono origini soprannaturali. Nell'antica Grecia e a Roma si credeva che i tartufi fossero il risultato dei fulmini di Zeus o Giove che colpivano il suolo durante i temporali. Questo legame divino conferiva al tartufo uno status quasi sacro, considerandolo un dono degli dei. Il tartufo era visto come un alimento dalle proprietà magiche e curative. Si diceva che avessero poteri afrodisiaci, capaci di aumentare il desiderio e la passione. Il tartufo era legato anche alla stregoneria e al misticismo. In alcune storie medievali si racconta che le streghe usassero i tartufi nelle loro pozioni e incantesimi a causa delle loro presunte proprietà magiche. Il tartufo nero rimane un simbolo di raffinatezza culinaria. Il tartufo nero, con la sua ricca storia e la sua intrinseca mistica, rimane uno degli ingredienti più affascinanti e apprezzati nel mondo culinario.

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Sonia Moretti
Sonia Moretti
2025-08-12 10:27:50
Numero di risposte : 14
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Il legame con Giove, personaggio che nei miti brilla per una prodigiosa attività sessuale, spinse il medico Galeno ad affermare che il tartufo possieda qualità afrodisiache. Nerone definì il tartufo “cibo degli dei”. Fu il medico torinese Vittorio Pico, nel 1788, a definire il pregiatissimo tartufo bianco Tuber Magnatum, ovvero “tartufo dei potenti”. Il tartufo, a quel tempo definito tuber, fosse un prodotto miracoloso della natura in quanto nasce e cresce senza radici. Il filosofo greco Plutarco di Cheronea riportò l’idea che il prezioso fungo nascesse dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini. Il poeta romano Giovenale, che attribuì la nascita del tartufo ad un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia, albero sacro al signore degli dei. I Savoia li utilizzavano come “dono diplomatico”, inviandoli presso tutte le corti europee. A lui, che nel 1933 il giornale londinese The Times definì “Re dei Tartufi”, si deve l’idea di regalare, ogni anno, una grande “trifola” a uomini potenti di tutto il mondo o ad artisti famosi.
Elisabetta Piras
Elisabetta Piras
2025-08-12 09:16:44
Numero di risposte : 11
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Il tartufo che cresce sottoterra, scontroso e severo, rappresenta quindi qualcosa di pregevole, inespugnabile talvolta. A pensarci bene, persino il tartufo meriterebbe una metafora dedicata, per narrare di qualcosa di prezioso, di raro che viene scoperto o trovato per caso. Il tartufo, il #diamantedellaterra è probabilmente uno dei tuberi più difficili da trovare e raccogliere, la cui nascita è condizionata dalla variabilità delle condizioni meteorologiche, quindi la quantità ne può risentire, non necessariamente la qualità, alta, sempre molto alta. D’altra parte, come recitava #Ovidio “Senza difficoltà non c’è nulla che abbia valore.” L’esperienza di assaporare il tartufo, mangiare starebbe brutto, diventa allora una cronaca significativa ed esaltante. Fare la storia dei tartufi sarebbe come intraprendere quella della civilizzazione del mondo, alla quale, per muti che siano, essi hanno preso parte più di quanto lo abbiano fatto le leggi di Minosse, o le tavole di Solone, a tutte le grandi epoche delle nazioni, a tutti i grandi bagliori che gettarono gli imperi.

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Antonella Sala
Antonella Sala
2025-08-12 05:16:30
Numero di risposte : 13
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Il tartufo ha ricevuto onori e riconoscimenti nel tempo. Il tartufo, nel tempo, si è conquistato la nomea di alimento magico e divino grazie alla mitologia e al racconto di poeti e filosofi. Dallo studio di Plutarco di Cheronea, storico e filosofo greco del I secolo d.C., si può evincere che il tartufo fosse originato dalla combinazione di acqua, calore e fulmini. Secondo il racconto di Giovenale, poeta latino, Giove aveva scagliato un fulmine verso una quercia, albero da lui ritenuto sacro, dando così origine al tartufo. Dal momento che Giove era riconosciuto per il suo intenso potere erotico, il tartufo cominciò ad essere considerato un cibo lussurioso e dalle proprietà afrodisiache. Il tartufo, nel Medioevo, assunse una credenza negativa, venendo associato alle streghe e al Diavolo, poiché cresceva sottoterra e in prossimità di covi di vipere. Il tartufo si trasforma così in un vero e proprio simbolo della passione. Il solo odore del tartufo abbia poteri afrodisiaci e sia in grado di regalare una sensazione di benessere.
Alessio Battaglia
Alessio Battaglia
2025-08-12 05:12:13
Numero di risposte : 17
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Cibo del diavolo o delle streghe, contenente veleni che conducevano alla morte. Secondo i romani i tartufi migliori si trovavano in Grecia e Libia. Questo il primo “contatto” del visitatore con il falso tubero, quel dono della natura che non ha appigli con la terra, non ha direzione di crescita, definito creatura del fulmine, cibo delle streghe o alimento afrodisiaco che sia. Si entra in un “guscio” dalla superficie rugosa che cela all’interno pannelli che testimoniano la delicatezza e la morbidezza interne del tartufo: simboli, appunto, dell’ipocrisia, una scorza dura che cela un “cuore” tendero. Cibo delle streghe o frutto del fulmine certo è che il mistero del tartufo, alimentato da stregoneria, scienza ed erotismo trova nel Museo di San Giovanni d’Asso non solo un’occasione di conoscenza “ravvicinata” ma anche un percorso di esaltazione dei sensi.

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