L'odore del tartufo, simile al gas, è dovuto a composti solforati come l'1,2-ditioloetano e varia per specie e terroir.
È influenzato da fattori culturali.
L'odore caratteristico del tartufo, spesso descritto come simile a quello del gas, è in realtà dovuto a composti volatili specifici, tra i quali spicca l'1,2-ditioloetano.
Questo composto organico particolare è parte di una classe di sostanze conosciute come tioli, che sono note per avere odori intensi e spesso sgradevoli all'olfatto umano.
Gli odori solforati sono comunemente associati a profumi sgradevoli e vengono percepiti a bassissime concentrazioni, persino in parti per miliardo (ppb).
L'1,2-ditioloetano, noto anche per il suo odore pungente e penetrante, simile a quello utilizzato nei marcatori odorosi per il gas naturale, è solo uno dei molti composti che contribuiscono al profilo aromatico del tartufo.
Il cocktail di aromi prodotti dal tartufo è altamente complesso e fa parte di una strategia evolutiva sofisticata.
Un fattore chiave che rende l'aroma del tartufo così distintivo è la sua variabilità, sia tra specie diverse di tartufi sia in funzione del terroir, termine francese che si riferisce alla combinazione del suolo, del clima e delle pratiche agricole individuali di una specifica regione di coltivazione.
L'associazione dell'odore del tartufo con quello del gas non è solo un fenomeno fisiologico ma anche culturale, in quanto certi odori vengono classificati e valutati diversamente a seconda del contesto sociale e dell'educazione olfattiva.
In sintesi, l'odore tipico che dominiamo "puzzare di gas" quando parliamo di tartufi è in gran parte attribuibile a composti chimici a base di zolfo, con l'1,2-ditioloetano che svolge un ruolo importante.
L'apprezzamento o il disgusto verso questo odore è profondamente radicato nelle percezioni sensoriali umane, che sono a loro volta influenzate da fattori culturali e psicologici.