Arcidosso è un delizioso borgo del Monte Amiata con una cultura enogastronomica antica che affonda le radici già nel tardo Medioevo.
Orti, vigneti, oliveti, frutteti: il territorio è sempre stato ricco di prodotti di qualità che, oggi, attirano un flusso considerevoli di turisti e curiosi.
In autunno, Arcidosso diventa il paradiso per gli amanti dei frutti del bosco, come le castagne, i funghi e i tartufi.
Il territorio di Capolona, nell’Aretino, grazie al suo caratteristico ambiente fatto di foreste e alberete, rappresenta uno dei riferimenti provinciali più importanti e vasti per il tartufo Marzuolo.
A Castell’Azzara, un’altra località dell’Amiata, la ricerca del tartufo è storia, passione, tradizione.
Montaione, adagiato su una collina nel cuore della campagna Toscana in provincia di Firenze, è circondato dal paesaggio della Valdelsa, percorso da vigneti, oliveti e filari di cipressi.
Nei suoi boschi proviene nasce il tartufo bianco, apprezzatissimo dai consumatori più esigenti.
Della Valdelsa è anche Montespertoli, un territorio noto già al tempo degli Etruschi.
Tra vino, olio e artigianato, d’autunno e in primavera sulle tavole non può mancare il tartufo, spesso protagonista delle feste paesane.
Appartiene alla provincia di Pisa Palaia, un piccolo centro della campagna toscana che fa da cornice perfetta al tartufo.
Il clima, l’ambiente e le caratteristiche del terreno sono l’habitat ideale per la nascita del Tuber.
Il borgo delle Crete Senesi di San Giovanni d’Asso, addirittura, vanta il primo museo italiano dedicato al Tartufo.
Situato lungo la Via Francigena, nel cuore delle colline pisane, il borgo di San Miniato è un luogo ideale per una sosta all’insegna del gusto.
Qui, tra antiche architetture, da cui spicca la Rocca, si può gustare nel periodo autunnale il tartufo.
Il tartufo bianco delle colline sanminiatesi è il Tuber Magnatum Pico, ‘Cibo dei Re’, regolato da un severo disciplinare che popola le tavole dei migliori ristoranti.