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Il frutto della conoscenza: il potere della vulva

L’uomo è ossessionato dalla vagina. O, più precisamente, dalla vulva, il cosiddetto frutto della conoscenza del titolo. Fin dalla notte dei tempi, “l’organo sessuale femminile” ha stimolato curiosità morbosa, che si è poi tradotta in ricerca pseudoscientifica condotta – almeno fino al 1800 – quasi esclusivamente da uomini, che di vagine e vulve ne sapevano gran poco.

frutto conoscenza vulva

Nel graphic novel Il frutto della conoscenza, la fumettista svedese Liv Strömquist ripercorre le origini dell’ossessione maschile per la vulva. Lo scopo sembra essere quello di indagare le origini del patriarcato, che per anni ha relegato le donne e il loro piacere a una condizione di inferiorità, se non addirittura di inesistenza. L’approccio di Strömquist è satirico e umoristico, il che rende la sua opera spassosa, tutt’altro che pedante.

L’ossessione per il frutto della conoscenza: la vulva

Il graphic novel si apre con una tanto divertente quanto avvilente classifica:

frutto conoscenza vulva

Al settimo posto della classifica della Strömquist troviamo l’inventore dei cereali, John Harvey Kellog, che tra una colazione e l’altra si dilettava in genitali femminili. Ossessionato dalla masturbazione femminile, egli sosteneva che fosse l’origine di tutti i mali. E trovò anche la soluzione! Irrorare la clitoride di acido corrosivo. Un modo poco carino di trattare la vulva, il frutto della conoscenza!

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Al sesto posto troviamo il dottor Isaac Beker-Brown, che invece di inondare i genitali femminili di acido, preferiva asportarti chirurgicamente, onde evitare che la masturbazione corrompesse la candida anima delle sue pazienti. O piuttosto turbasse i loro mariti.

Intersessualità e binarismo di genere

Dal canto suo, il binarismo di genere del contemporaneo John Money – posizione numero quattro – contribuì alla patologizzazione delle persone intersessuali. Presentare caratteri sessuali primari e secondari di entrambi i sessi era qualcosa di culturalmente inaccettabile. Questa ossessione per il binarismo di genere portò quindi all’amputazione e alla mutilazione di bambini e adolescenti, pratica barbarica ancora in uso. Ma niente paura: la dualità di genere è al sicuro, grazie John Money!

La spettacolarizzazione dei corpi difformi

La spettacolarizzazione medica e pseudoscientifica del corpo ermafrodita, però, ha origini ben più antiche ed è stata documentata anche da uno dei primi fotografi professionisti della storia, Nadar.

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Ermafrodito (1860), Nadar

Avere delle grandi labbra prominenti e un sedere importante, costò invece a Saartjie Baartman la propria dignità e libertà. La donna di origini sudafricane fu venduta come schiava al barone Georges Cuvier, che decise di esibirla a pagamento come fenomeno da baraccone. Per poi venderla a sua volta ai francesi. Un esplosivo mix di becero colonialismo, supremazia bianca e razzismo portarono la povera Saartjie a morire a soli ventisei anni.

A una sorte simile andò incontro la regina Cristina di Svezia. Ma per fortuna almeno lei era già morta quando decisero di riesumare il suo cadavere per scoprire se fosse intersessuale o meno. Il motivo? Secondo le cronache dell’poca, la regina Cristina era solita cavalcare, amava la matematica e l’astronomia e aveva un carattere forte. Talmente forte che insomma, non poteva che avere in sé una componente maschile, dal momento che le donne erano giudicate incostanti e imprevedibili. Inoltre, la regina venne definita anche “malata di mente”, condizione che, sommata al suo rifiuto di sposarsi, automaticamente la faceva rientrare nella “categoria di ermafrodita.”

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Lascia che ti spieghi cosa hai tra le gambe

Con gli anni cambiò anche la rappresentazione della vagina, che assunse il ruolo di “cavità destinata ad accogliere un pene”. Su una base totalmente arbitraria, maschio ed etero-centrica, la vulva assunse importanza in quanto finalizzata alla procreazione. Da organo del male a foro in cui eiaculare per riprodursi. Un bel passo avanti, insomma. Una cosa era certa: la vulva, comprensiva della sua clitoride e della sua vagina, non era da considerarsi un organo sessuale indipendente del piacere.

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Diciamo che Freud non aiutò a migliorare le cose. In poche parole, le donne spaventate dalla prestanza di Mr Pene raggiungevano soltanto un insignificante orgasmo clitorideo. Mentre le vere donne, quelle disposte ad accettare la loro inferiorità, raggiungevano l’unico vero e proprio orgasmo: quello vaginale. E ancora una volta i costrutti culturali si mischiavano alla ricerca e alle pseudoscienze.

La sessualità femminile

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Eppure questa era la concezione occidentale post-cacciata dal Paradiso Terrestre. Perché pare che nella preistoria le cose andassero diversamente. Pare infatti che la vulva fosse un vero e proprio oracolo da venerare, come dimostrano i numerosi reperti ritrovati. Essa “faceva parte dell’aspetto sacro/spirituale/esistenziale, e che non veniva considerata in opposizione al sacro/spirituale/esistenziale come è avvenuto in seguito.”

Il punto“, scrive Strömquist “è che ogni discorso sulla ‘sessualità femminile’ e sull’ ‘orgasmo femmnile” è SEMPRE costruito in relazione al corpo, alla sessualità e all’orgasmo dell’uomo. Descrivendola, lo ricorderete, prima come una versione peggiore di quella maschile e poi in OPPOSIZIONE a essa. Ma non in quanto tale.

La criminalizzazione delle mestruazioni

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Il frutto della conoscenza si conclude con una riflessione sul ciclo mestruale e l’alone di orrore che ancora genere nella nostra società. Le mestruazioni vengono viste come qualcosa di sporco e vergognoso, qualcosa da nascondere e tacere, un po’ come ci suggeriscono gli spot degli assorbenti. Oltre a pagare tamponi e salvaslip uno sproposito (in Italia sono considerati beni di lusso e l’iva raggiunge il 22%), noi donne dobbiamo anche vergognarci di avere le mestruazioni.

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Insomma, quando hai il ciclo e devi recuperare la tua coppetta, il tuo assorbente o il tuo tampone dalla borsa, devi immedesimarti in Eva Kant. Indossata una tuta nera mimetica, devi stare bene attena a non farti scoprire. Il frutto della conoscenza, la vulva, è accettabile solo quando è immacolato. E a dettarne il comportamento è un uomo.



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