Non sapevo se ridere o se mi stesse per venire un infarto. A quanto pare dove ti giri, a Roma, caschi bene. Per qualche strana ragione, quindi, tra i più incredibili itinerari mangerecci, compare il quartiere più noioso e morto che ci sia in tutta Roma: Prati.
Un posto in cui sai già che per arrivare da un punto a un altro impiegherai decine di minuti e ti sfileranno davanti agli occhi migliaia di citofoni di studi d’avvocati e notai.
Credo sia il ghetto della gente di legge.
Raramente ci abita qualcuno per davvero da quelle parti, figurarsi se ci sono poi posti dove si mangia da Dio.
O meglio, ci sono.
Ma si contano su una mano sola: Ercoli, Bonci, Carrè Francaise, Osteria di Birra del Borgo e, per chi proprio conosce bene la zona, Sogno Autarchico.
Perciò mi sono chiesto, prima di continuare a leggere i commenti che motivano una scelta tanto superficiale: perché?
E l’unica risposta che ho saputo darmi è stata: perché i turisti alloggiano tutti da quelle parti.
Altrimenti non si spiega.
Se guardi il Cupolone e vai a destra c’è Prati, se guardi a sinistra c’è un borghetto che sbuca sul lungotevere.
Per me sarebbe normale andare verso il borghetto, ma bisogna anche capire, turisti cari, se abbiate o meno il senso della normalità.
I commenti sono un po’ tutti uguali.
E allora capisco un’altra cosa, che rimette in sesto quella convinzione assolutamente fondata che TripAdvisor, nonostante gli algoritmi complessissimi, non sia ancora pronto a divulgare classifiche di nessun tipo.
Non è che il quartiere è sbagliato, è che la media è fatta su migliaia di commenti di turisti che in maniera pigra si affidano a determinati tour guidati.
E un po’ sento che il mondo si raddrizza.
E un po’ non posso credere che viviamo in un mondo dove l’hype lo creano gruppi di turisti pigri e dai berretti sudati.